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Giovani senza frontiere
SOCIETA'
12 dicembre 2007
Servizio civile, rischio disaffezione
 
Dai giovani arrivano meno richieste

 

di Tullia Fabiani

Ci sono anche quest'anno: il coinvolgimento, l'idea di vivere un'esperienza positiva, necessaria e la volontà di investire per il futuro. Ma accanto alle conferme di apprezzamento restano vecchi problemi e se ne profilano di nuovi. Il servizio civile si fa largo nella sfera d'interesse dei giovani italiani; il sistema cresce progressivamente nel numero di domande e progetti, fa maturare capitale sociale e umano; ma se non supportato da risorse rischia di entrare in crisi, dicono gli interessati. E questo è il punto.
Alla sua nona edizione, il rapporto Cnesc (Conferenza nazionale enti servizio civile) sul servizio civile in Italia, presentato oggi a Roma, traccia il profilo dei volontari impegnati nel 2006, traccia una sorta di "bilancio sociale" del servizio svolto presso gli Enti della conferenza e mette in evidenza elementi di rischio e debolezza.

I numeri e l'impatto economico. Nell'indagine, curata dall'Istituto per la Ricerca Sociale di Milano, risulta che il numero complessivo di domande presentate dai giovani aspiranti volontari è diminuito passando da circa 96.000 a poco meno di 91.000. Mentre, al di là del dato complessivo, un incremento si registra nelle domande rivolte agli enti della Cnesc (da circa 16.300 a quasi 18.800). Inoltre, se è evidente una crescita della quantità dei progetti presentati, da 705 a 1.657, dal 2005 al 2006, risulta però diminuita la quota di progetti approvati e finanziati, che passa dal 94,6 per cento del bando di maggio 2005 al 70,8 per cento riferito ai due bandi ordinari del 2006. E questo a causa di una minore disponibilità di risorse economiche da parte dell'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile. "È come se si dicesse 'vorrei ma non posso', il governo dice di voler rivedere una serie di criticità, ma poi tutto rimane bloccato - dichiara Fausto Casini, presidente Cnesc - e a oggi si sta ancora discutendo sul da farsi mentre si rischia la disaffezione dei giovani".

La riforma. Ma su questo c'è ampia consapevolezza: il ministero della Solidarietà Sociale sta lavorando a un progetto di riforma. "Stiamo arrivando alla fase finale per capire quali modifiche apportare al sistema - annuncia Cristina De Luca, sottosegretario del ministero della Solidarietà Sociale con delega Servizio Civile - non c'è dubbio che la legge vada rivista per stare al passo con una domanda crescente di educazione alla cittadinanza. E per mantenere il servizio in ambiti plurali, senza privilegiare dei settori o delle categorie piuttosto che altre, come era stato previsto da un articolo della Finanziaria, poi eliminato".

Intanto ai servizi erogati viene dato un prezzo dal rapporto Cnesc: grazie all'impegno dei volontari, impiegati dal bando del 2005, il valore economico delle prestazioni si stima in quasi 78 milioni di euro. L'investimento complessivo degli enti della conferenza si può stimare in circa 13 milioni di euro, pari a 1 milione 86 mila euro per ente e a 1.900 euro, in media, per ciascun volontario impiegato. A questa spesa va aggiunto l'investimento annuo dell'Ufficio Nazionale: a favore dei volontari in servizio presso gli enti della Cnesc, lo Stato ha infatti investito una somma stimabile in circa 36 milioni di euro, che portano la spesa complessiva a quasi 49 milioni di euro.
"L'investimento da parte dello Stato in questi ultimi anni è aumentato - osserva Diego Cipriani - direttore dell'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile - nella finanziaria 2008 sono previsti 303 milioni di euro contro i 256 milioni del 2007, purtroppo però le risorse non sono mai sufficienti. Le domande sono più di 100mila per circa 53 mila posti messi a bando. E aumentano anche gli enti che chiedono il finanziamento dei progetti. Le risorse non crescono con lo stesso ritmo ed effettivamente c'è una differenza notevole tra il numero dei progetti presentati e quelli finanziati".

Ma gli enti non intendono desistere e rilanciano precise richieste al governo: "Un calendario definito dei bandi per l'anno prossimo - risponde Casini - una revisione della legge 64 e del decreto legge 77, del 2002 per rivedere il ruolo delle regioni e definire meglio sia il lavoro dell'ente del servizio civile, sia lo status del giovane volontario e soprattutto una maggiore continuità delle risorse al riparo dall'altalena delle finanziarie".

I volontari, un anno dopo. Evidenziati gli aspetti critici nella gestione del sistema, per il rapporto Cnesc, rimane il fatto che i ragazzi manifestano soddisfazione circa l'esperienza del servizio civile, una significativa propensione alla cittadinanza attiva e un maggior grado di consapevolezza civica.
Il rapporto ha cercato anche di scoprire come e se cambia la vita dei volontari dopo. Cosa fanno i ragazzi? Come sono impegnati? La condizione più frequente è quella di studente universitario (41,5 per cento). Abbastanza diffusa però anche la condizione di disoccupato che accomuna il 34,3 per cento dei volontari, di cui il 20,3 per cento con precedenti esperienze di lavoro. Quale sia l'impegno, non influisce però sulla percezione dell'anno impiegato come volontari, né dei motivi che hanno determinato la scelta: il bisogno di arricchimento dal punto di vista umano (per il 66,5 per cento degli intervistati) il bisogno di approfondire la propria formazione (58,5 per cento); l'introduzione al mondo del lavoro (48,5 per cento). E confrontando il prima e il dopo si nota che, in mancanza di lavoro, le attese maggiormente soddisfatte dall'esperienza di servizio sono proprio l'arricchimento dal punto di vista umano (riconfermato dall'82,9 per cento di chi l'aveva indicato inizialmente) e il confronto con realtà diverse (80 per cento).
La maggior parte dei ragazzi comunque rifarebbe la scelta (78,4 per cento). Del resto il giudizio espresso sull'esperienza vissuta, in generale, è più che positivo: da uno a dieci, voto otto. A conferma delle buone impressioni rilevate negli ultimi anni. Note dolenti restano: l'indefinitezza dei ruoli e delle mansioni (indicata nel 34 per cento dei casi), la mancata corrispondenza fra quanto previsto dal progetto e quanto poi effettivamente svolto (21 per cento) e un certo clientelismo. Episodi seppure occasionali di raccomandazioni, sui quali tanto gli enti che le istituzioni garantiscono monitoraggio.

L'effetto positivo sulla dotazione di capitale sociale e umano dei giovani coinvolti è un punto di forza sottolineato dal rapporto. Ed è quello che sarà probabilmente ribadito anche il prossimo 15 dicembre, in occasione della giornata nazionale del servizio civile a Napoli. "Abbiamo scelto Napoli per sostenere la città nel dare un ulteriore segno a favore della convivenza civile e della legalità - dichiara De Luca - la Giornata si colloca nella prospettiva del 'Progetto Napoli', un progetto speciale, concentrato nel territorio della città e della sua provincia, per il quale sono attivi, dal 5 dicembre, circa 2000 volontari impegnati in progetti contro l'abbandono scolastico, la tossicodipendenza e l'esclusione sociale in genere".


tratto da repubblica.it del 12/12/2007



permalink | inviato da giosefbasilicata il 12/12/2007 alle 17:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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